L’aborto è un tema molto delicato e complesso che non si può certamente ridurre a semplici giudizi frutto dell’ideologia corrente. Sta di fatto che se al centro della questione vi è l’attenzione a due vite, quella della donna e quella del nascituro, nel mezzo vi sono un’infinità di sfumature che bisogna considerare. Di questo si è parlato nel forum organizzato dall’Istituto Teologico San Tommaso, guidato da don Gianni Russo, e promosso dal prof. Dino Calderone, nell’ambito del master in Bioetica dello stesso Istituto.
Di fatto si è cercato di affrontare il tema da più punti di vista ma con l’unico obiettivo di evitare opinioni pregiudizievoli; al contrario invece, sono state proposte riflessioni utili a meglio comprendere la tematica in maniera obiettiva.
Dopo l’introduzione di don Gianni Russo, il prof Calderone ha motivato le ragioni che lo hanno portato a volere affrontare questo argomento, ossia riconoscere la sofferenza che una donna vive davanti alla scelta di abortire (lo ha riconosciuto anche Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium Vitae) e, a prescindere dalle motivazioni etiche e morali, seguirla e accompagnarla in questo percorso, il più delle volte molto doloroso. “La legge sull’aborto esiste dal 1978 – ha detto Calderone – ma è sempre stata motivo di scontri, oggi invece, con questo incontro, vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica a evitare giudizi sulle donne che scelgono l’aborto e piuttosto vogliamo far capire che bisogna star loro accanto”.
Ma se da un lato è giusto accompagnare la donna in questo percorso dall’altro è necessario parlare di prevenzione attraverso la contraccezione che si può attuare solo attraverso l’informazione. La ginecologa e sessuologa Luisa Barbaro ha a tal proposito rimarcato la necessità della maggiore presenza di consultori nel territorio, una realtà che negli ultimi anni è stata molto penalizzata a fronte di una richiesta sempre crescente di aborti e situazioni di disagio femminile. “Oggi l’età media delle ragazze che si approcciano per la prima volta al sesso è di 15 anni, un’età in cui ancora non si ha piena consapevolezza né dei metodi contraccettivi sicuri né dei rischi delle malattie sessualmente trasmissibili. Per questa ragione – ha proseguito la Barbaro – è nostro dovere educare i giovani già in età adolescenziale”. Il Prof. Rosario D’Anna, ginecologo, ha denunciato la poca attenzione che negli anni è stata data agli ospedali di Messina sulla pratica dell’aborto a fronte di una legge che risale al ’78, ma molto disattesa. “Ci sono inoltre, – ha detto D’Anna – molti medici obiettori e tale situazione porta le donne che vogliono l’interruzione di gravidanza a rimanere sole e ricorrere ad aborti clandestini”.
La prof.ssa Marianna Gensabella, docente di bioetica ha parlato infine di “bioetica della cura”, ossia quell’approccio che non giudica la donna che certamente sta affrontando il dramma della scelta di non portare avanti la gravidanza, ma si mette al fianco della donna e di chi condivide con lei questo dramma. “E’ utile parlare di prevenzione – ha spiegato Gensabella – per capire cosa porta la donna a optare per l’aborto e poterla sostenere. Due sono gli aspetti da curare: l’informazione/formazione sulla procreazione responsabile e sui metodi per metterla in atto e l’individuazione delle cause che portano a vedere l’aborto come l’unica scelta e la valutazione della loro possibile rimozione”
