Ciclone Harry, avviato il censimento dei danni a Messina. La Regione prepara le prime misure, ipotesi commissario

È stato avviato il censimento ufficiale dei danni causati dal ciclone Harry che ha colpito il territorio tra il 19 e il 20 gennaio. Il Comune di Messina ha attivato la procedura di ricognizione per abitazioni private, stabilimenti balneari, strutture turistico-ricettive, aziende e attività commerciali, invitando i soggetti colpiti a trasmettere la documentazione attraverso l’apposito modulo predisposto dagli uffici comunali.

La ricognizione rappresenta il primo passo tecnico necessario per quantificare l’impatto dell’evento e per attivare le successive richieste di ristoro e intervento straordinario.
Parallelamente, la Regione Siciliana ha disposto un primo stanziamento da 70 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza sull’isola: 50 milioni già disponibili, altri 20 in attesa di una norma che dovrà essere approvata dall’Assemblea regionale siciliana. Le prime stime dei danni delineano un quadro molto più ampio: circa 400 milioni nel Catanese, oltre 202 milioni nel Messinese, quasi 30 milioni nel Ragusan o, con Siracusa tra le province più colpite.
Il presidente della Regione Renato Schifani ha indicato la possibilità di attingere ai fondi di coesione e al Fondo di solidarietà europeo, strumento attivabile al superamento di determinate soglie di danno. L’ipotesi, ha spiegato il governatore, è stata suggerita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La Regione è pronta a fare il massimo dei sacrifici e sono certo che il governo nazionale sarà al nostro fianco”, ha dichiarato.
Dal territorio, però, arriva una richiesta di rapidità e semplificazione. Il sindaco di Roccalumera Giuseppe Lombardo ha sottolineato che “il denaro non basta, servono procedure veloci per la spesa e un commissario”, aprendo alla possibilità della nomina di una figura straordinaria per la fase della ricostruzione, come previsto dalla recente riforma della Protezione civile.
Il censimento avviato a Messina segna l’inizio della fase amministrativa dell’emergenza. La partita, ora, si gioca su due fronti: la rapidità della macchina pubblica e la capacità di trasformare gli annunci in cantieri, ristori e interventi concreti. Perché, dopo la tempesta, il rischio più grande resta quello della lentezza.

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