Investimenti annunciati, disservizi ricorrenti e inchieste giudiziarie: il sistema della formazione professionale siciliana continua a oscillare tra ambizioni dichiarate e criticità strutturali irrisolte.
Il 25 novembre 2025 l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, Mimmo Turano, ha annunciato con enfasi la partecipazione della Regione Siciliana alla 34ª edizione di Job & Orienta, il salone nazionale dedicato all’orientamento, alla scuola e al lavoro, in programma dal 26 al 29 novembre alla Fiera di Verona.
Un’occasione, nelle intenzioni dell’assessore, per raccontare il ruolo “da protagonista” della Sicilia e le iniziative messe in campo dal governo Schifani a favore del mondo della scuola e dell’università.
«Negli ultimi tre anni – ha dichiarato Turano – sono stati investiti oltre 700 milioni di euro per migliorare la qualità dell’offerta formativa». Numeri importanti, rilanciati anche dai quotidiani regionali, che restituiscono l’immagine di una Regione impegnata nel potenziamento delle politiche educative e occupazionali.
Eppure, al di sotto della narrazione istituzionale, la realtà della formazione professionale siciliana continua a mostrare crepe profonde.
Solo pochi mesi prima, nel settembre 2025, lo stesso assessore aveva assicurato che la Regione non avrebbe più tollerato ritardi e disservizi nel comparto della formazione.
Dichiarazioni arrivate nel pieno della crisi della piattaforma informatica legata all’Avviso 7/2023, andata in tilt proprio nelle fasi decisive di presentazione delle domande.
Un blocco che ha messo in seria difficoltà gli enti di formazione e che ha rischiato di compromettere oltre 1,5 miliardi di euro di fondi europei destinati al settore!
Le principali sigle del comparto – Anfop Sicilia, Asef, Cenfop Sicilia, FederTerziario Scuola, Forma.re e Forma Sicilia – hanno parlato apertamente di “sistema che collassa a ogni scadenza importante”, denunciando proroghe a catena, termini disattesi e perdita di credibilità istituzionale.
La chiusura d’urgenza della piattaforma, certificata dal comunicato del 12.09.2025, ha azzerato il lavoro predisposto dagli enti; i dati immessi in piattaforma venivano inspiegabilmente cancellati, aprendo un fronte di polemiche che va ben oltre il singolo episodio.
I disservizi, infatti, non rappresentano un caso isolato: situazioni analoghe si erano già verificate con l’Avviso 6 GOL, con piattaforme rimaste inutilizzabili per settimane e linee guida pubblicate dall’assessorato alla formazione a poche ore dalle scadenze.
Nonostante le proteste, a inizio ottobre l’assessorato ha diffuso un nuovo comunicato dai toni rassicuranti: «Non c’è stato alcun intoppo, la piattaforma ha funzionato come previsto». Secondo la versione ufficiale, sarebbero state presentate domande per circa 200 milioni di euro, a fronte dei 60 milioni messi a bando, a dimostrazione – sempre secondo l’assessorato – di un sistema finalmente in grado di intercettare la domanda del mercato del lavoro regionale.
Una lettura che stride con i fatti documentati: la piattaforma è andata in tilt almeno due volte in un paio di mesi dello stesso anno, generando disagi certificati e ampiamente denunciati dagli operatori del settore.
“Panta rei”, tutto scorre, sembra essere la linea comunicativa dell’assessorato.
Ma nella formazione siciliana, più che scorrere, il sistema sembra spesso ingorgarsi.
A rendere ancora più complesso il quadro della formazione in Sicilia è il caso del Cerf Scarl, ente di formazione i cui lavoratori, negli ultimi due anni, hanno affollato le aule del Tribunale di Palermo per recuperare stipendi non corrisposti relativi all’Avviso 8/2016.
Eppure, l’assessorato alla Formazione aveva già erogato all’ente quasi 2 milioni di euro in acconti, pur in presenza di decine di procedure esecutive e di una grave irregolarità contributiva.
Lo stesso assessorato, in una nota ufficiale del 3 dicembre 2025, ha messo nero su bianco l’esistenza di debiti verso INPS per oltre 1,17 milioni di euro e verso INAIL per oltre 91 mila euro. A questo punto la domanda è inevitabile: la Regione ha vigilato adeguatamente sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sulla tutela dei lavoratori?
O si rischia di rivivere un nuovo “buco della formazione”, come quello che travolse il Cefop tra il 2009 e il 2011?
Le risposte, sempre più spesso, sembrano arrivare dai tribunali. Il 19 gennaio 2026 la Procura di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex senatore ed ex deputato regionale del Pd Nino Papania e per altre undici persone, nell’ambito di un’inchiesta su presunti illeciti nell’uso di fondi europei per la formazione professionale.
Secondo la Guardia di Finanza, sarebbero stati distratti oltre 8 milioni di euro attraverso “corsi fantasma”, con risorse che – secondo l’accusa – avrebbero finanziato un movimento politico ritenuto sotto il controllo dello stesso Papania
I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere alla truffa, dalla malversazione al riciclaggio e al voto di scambio.
Coinvolti anche diversi enti di formazione, in un settore che quasi annualmente registra storture nella gestione dei fondi UE.
Sarà il processo a stabilire se l’impianto accusatorio reggerà. Ma intanto resta una questione politica e amministrativa di fondo: mentre la Regione si presenta alle fiere nazionali come modello virtuoso, la formazione professionale siciliana continua a essere segnata da disservizi, contenziosi, ritardi e inchieste giudiziarie.
La domanda è: il governo Schifani e l’assessorato guidato da Mimmo Turano vogliono davvero riformare il sistema della formazione professionale o si limitano a raccontarlo?
Perché senza trasparenza, controlli efficaci e tutela concreta dei lavoratori, nessuna vetrina nazionale potrà colmare il divario tra annunci e realtà.
Formazione Professionale in Sicilia: il divario tra annunci e realtà
