Si è svolta questa mattina presso l’aula magna del Liceo “Emilio Ainis” l’inaugurazione del presidio scolastico di Libera dedicato ad Ignazio Aloisi.
La preside Minniti ha dato il via all’incontro sommersa dall’emozione: “Sono molto emozionata, ringrazio la famiglia di Ignazio Aloisi che spero diventi parte della nostra famiglia. Ringraziamo moltissimo don Ciotti, la sua presenza è molto preziosa”
La mattinata si è sviluppata in tre momenti principali, ognuno contraddistinto da uno dei colori di Libera.
Il colore arancione rappresenta l’azione degli studenti e di Libera. Gli stessi studenti hanno realizzato un video dell’ultima manifestazione del 21 marzo, utilizzando come colonna sonora la canzone dedicata a Peppino Impastato.
Il colore giallo invece è simbolo della memoria di Ignazio Aloisi e di tutte le vittime di mafia.
Il colore fucsia rappresenta gli impegni e gli obiettivi della firma del patto del presidio. Ignazio Aloisi è una delle mille vittime della mafia il cui nome viene letto durante la manifestazione del 21 marzo. Guardia giurata, legato alla famiglia, amava trascorrere tempo con le figlie. Ignazio nel 1979 è vittima di una rapina da parte di Pasquale Castorina, affiliato al clan mafioso di Luigi Sparacio. Aloisi denuncia immediatamente, e per anni viene tormentato da minacce telefoniche e fisiche. Nonostante tutto non desiste e Castorina viene arrestato, ma le telefonate intimidatorie continuano. Il 27 gennaio 91 un uomo col viso coperto spara 3 colpi ad Ignazio lasciandolo inerme accanto alla figlia Donatella, mentre i due erano di ritorno dallo Stadio Celeste, per seguire il tanto amato Messina. Castorina viene condannato a 22 anni, ma nel frattempo diventa collaboratore di giustizia e prova ad infamare la memoria di Ignazio, dichiarando di non essersi semplicemente vendicato di chi lo fece arrestare, bensì di un ex complice che lo avrebbe incastrato, poiché insoddisfatto della spartizione del bottino della rapina del 1979, rendendo Ignazio vittima due volte: non solo martire, ma anche non riconoscibile dal Ministero dell’Interno, come vittima innocente di mafia. Ad oggi Ignazio, non è ancora riconosciuto ufficialmente dal ministero dell’interno. La figlia Donatella Aloisi, visibilmente emozionata ha dichiarato ai presenti: “Dopo 35 anni siamo in ostaggio di un tribunale sempre più dalla parte dei delinquenti. La giustizia quando tarda diventa forma di sofferenza. Oggi la società civile sceglie di ricordare. La verità anche quando è scomoda merita di essere messa in risalto, la scuola è il posto giusto per questo, significa affidare la sua memoria ai giovani. Personalmente nonostante la violenza che ci ha colpiti, oggi provo un grande orgoglio come madre e come zia perchè mio figlio e due nipoti hanno deciso di servire lo Stato entrando nell’arma dei carabinieri. La mafia vive anche nell’indifferenza, ma si indebolisce ogni volta che qualcuno sceglie di ricordare. Ringrazio di cuore tutti i presenti, sento che la storia di mio padre vive attraverso i giovani. Fino a quando si avrà il coraggio di non voltarsi dall’altra parte la mafia non avrà mai l’ultima parola.” I ragazzi del Liceo Ainis hanno poi regalato a Donatella la bandiera del Messina che Ignazio le aveva promesso a poco prima di essere aggredito.
L’interesse per il sociale ha sempre fatto parte del Liceo Ainis. Nel 2016 è stata lanciata la manifestazione del 21 marzo a Messina. In questi 10 anni di attività il supporto è stato totale, dai presidi ai docenti ai ragazzi. Un presidio di Libera è un luogo di partecipazione, la sua presenza in un luogo come la scuola è fondamentale. Il ruolo della formazione civile è sempre stato al centro di Libera. Le scuole, le università sono luoghi privilegiati per costruire la città, luoghi di resistenza civile e democratica. La scuola è il luogo dove si costruisce consapevolezza.
A chiudere l’incontro è stato Don Luigi Ciotti: ” Ignazio Aloisi non è morto, vive nel lavoro della sua famiglia per mantenere accesa la memoria. Questo spirito va mantenuto tutti i giorni. La giustizia e la verità non sono accessori, ma sono fondamentali. Bisogna trasformare la memoria in etica del presente, dobbiamo liberare il passato dal velo delle tante verità nascoste e manipolate. L’80% dei familiari di vittime della mafia non conosce la verità. Questo non è possibile. Il paradosso è che pur conoscendo la verità non si riesca ad avere il riconoscimento da parte delle istituzioni. C’è chi sa e chi ha visto. Ignazio ha avuto coraggio, ci ha messo la faccia, come dovremmo fare tutti. Oggi si pensa che tocchi sempre agli altri agire, noi siamo chiamati alla nostra parte di responsabilità. Hanno cercato di manipolare l’onestà di Ignazio, si è insinuato che fosse complice. L’omertà uccide la speranza e la verità. Tocca a noi lottare. L’ingiustizia, la violenza è di chi la commette ma anche di chi assiste ma non fa abbastanza per fermarla. Le mafie non godono solo di un sostegno attivo ma anche passivo. Siamo chiamati a schierarci per non diventare complici. Sono 170 anni che parliamo di mafie, e nonostante i grandi passi fatti siamo ancora qui a parlarne. Non dobbiamo dimenticare le cose belle che ci sono, quello di oggi è un atto di grandissima forza. È necessario fare emergere positività, bisogna estirpare il male alla radice, è necessario un grande impegno da parte di tutti. La grande sfida è educativa. La cultura sveglia le coscienze. L’avvenire è dove scegliamo di andare, non è un destino da attendere”.
Tramite mattinate come questa, cariche di emozione, di tristezza ma anche di speranza, si costruisce una società consapevole, capace di riconoscere e combattere il male. Il presidio inaugurato oggi rappresenta sia un traguardo che un primo piccolo passo per tutta la città.
Inaugurato al Liceo Ainis il presidio di Libera dedicato ad Ignazio Aloisi
