Non è stata una conferenza stampa qualsiasi. Più che un punto informativo, quella di Sud chiama Nord al Salone delle Bandiere è sembrata una ricostruzione ragionata, e rivendicata, di un percorso amministrativo lungo anni. Al centro, un concetto ripetuto più volte dal sindaco Federico Basile: tutto ciò che oggi si vede, dai servizi ai progetti, passa prima dai numeri.
Il punto di partenza è stato il piano di riequilibrio, snodo tecnico ma anche politico. Basile ha ripercorso la cronologia dei piani dal 2013 in avanti, ricordando come l’ente si sia trovato a gestire una situazione finanziaria appesantita da debiti e criticità accumulate nel tempo. Il via libera della Corte dei Conti, arrivato nell’agosto 2023, è stato indicato come passaggio decisivo: non una formalità, ma la certificazione di un percorso che, nella lettura dell’amministrazione, ha dato stabilità ai conti comunali.
Accanto al sindaco, l’assessore Roberto Cicala ha spostato l’attenzione sul terreno operativo: tributi, riscossione e recupero dell’evasione. Ha parlato di una macchina amministrativa che anni fa non disponeva né di banche dati complete né di strumenti informatici adeguati, e di un lavoro partito proprio dalla ricostruzione delle informazioni. Verifiche sulle superfici dichiarate, controlli sui contribuenti non registrati, incroci di dati: da qui, ha spiegato, sarebbe partita la crescita degli accertamenti e della capacità di incasso. I numeri mostrati indicano un salto significativo tra il quinquennio 2013-2017 e il periodo più recente, con introiti complessivi più che triplicati.
Il messaggio è lineare: se aumenta la riscossione, le tariffe possono scendere. È in questo quadro che è stato ricordato il taglio della Tari negli ultimi anni e la prospettiva di ulteriori riduzioni, seppur contenute. Un risultato che l’amministrazione attribuisce anche alla digitalizzazione interna, tema su cui è intervenuto il direttore generale Salvo Puccio parlando di “scommessa vinta”: nuovi sistemi informatici, portali per i cittadini, integrazione delle banche dati e una scalata nella classifica nazionale delle amministrazioni digitali, passata, secondo quanto riferito, dal fondo della graduatoria a posizioni di vertice nel giro di pochi anni.
Il momento più politico è arrivato con l’intervento di Cateno De Luca. L’ex sindaco ha ricostruito la fase del cosiddetto “Salva Messina”, rivendicando le scelte fatte tra il 2018 e il 2022 per rimodulare il piano di riequilibrio e ridefinire la massa debitoria. Ha parlato di cifre “ballerine” nei primi anni e di una revisione che avrebbe ridotto l’esposizione censita fino ad arrivare, secondo i dati mostrati, agli attuali circa dieci milioni di debiti residui riconosciuti. Nel suo intervento non sono mancati attacchi politici e rivendicazioni, con l’idea di fondo che la vera misura di un’amministrazione non sia la polemica ma il bilancio.
La conferenza si è chiusa con un messaggio corale: la città, è stato detto, è riuscita a evitare il dissesto e a pagare progressivamente i debiti senza fermare servizi e attività. Una narrazione costruita sui dati e difesa come prova di una gestione efficace.
Resta però la dimensione che nessuna slide può raccontare fino in fondo: quella della percezione quotidiana dei cittadini. Perché i numeri spiegano, ma sono i risultati visibili nelle strade, negli uffici, nei servizi, a stabilire se un risanamento è davvero compiuto o se è ancora, in parte, una promessa.
Messina, i conti come racconto politico: dal rischio dissesto alla narrazione del risanamento
