Il Referendum costituzionale per la riforma della giustizia: SI O NO?

Domenica 22 marzo 2026, dalle ore 7 alle 23 e Lunedì 23 marzo 2026, dalle ore 7 alle 15 i cittadini sono chiamati a votare il referendum popolare confermativo della legge costituzionale recante approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025.
Cosa prevede questa riforma sulla giustizia legata al referendum costituzionale confermativo?
Lo abbiamo già affrontato a gennaio 2026 nell’articolo intitolato: Il Referendum costituzionale per la riforma della giustizia:“Tanto rumore e soldi degli italiani per creare 48 nuove poltrone??”
Si tratta di referendum costituzionale confermativo (art. 138 Cost.), cioè una consultazione con cui i cittadini decidono se confermare o respingere una legge di revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, ma non con la maggioranza dei due terzi.
Non è previsto quorum: qualunque sia il numero dei votanti, il risultato è valido, perché si tratta di un referendum costituzionale confermativo.
La validità della consultazione non dipende dal numero dei votanti, ma esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi, cioè non esiste una soglia minima di partecipazione. L’esito sarà determinato semplicemente dal confronto tra voti favorevoli e contrari. (bastano anche solo 30 votanti validi su tutto il territorio italiano).
L’assenza di quorum è tipica del referendum confermativo, che permette al corpo elettorale di confermare o respingere una legge costituzionale già approvata dal Parlamento.
Il quesito sottoposto agli elettori è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Cosa significa votare SÌ o NO?
Votare SÌ: Significa approvare la riforma costituzionale. La legge entrerà in vigore e produrrà effetti sull’organizzazione della magistratura secondo quanto previsto dal testo e dalle future norme di attuazione. Quali effetti produrrà?
Si realizzerà la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (quelli che esprimono decisioni con le sentenze) e magistrati requirenti (pubblici ministeri); verranno istituiti due organi di autogoverno distinti (due Consigli Superiori della Magistratura) e nascerà la Corte disciplinare competente per le responsabilità disciplinari dei magistrati.
Ma attenzione l’attuazione della separazione delle carriere però non è immediata!!!
Sarà poi la fase attuativa a determinare in concreto l’impatto della riforma sull’equilibrio tra le funzioni e sul funzionamento complessivo del sistema giudiziario.
Questo perché la riforma costituzionale richiede leggi ordinarie di attuazione (fatte dal Parlamento), che dovranno regolare il funzionamento dei nuovi organi appena elencati.
Fino a quando non entreranno in vigore queste norme di dettaglio, continueranno ad applicarsi le disposizioni vigenti, così da garantire la continuità dell’attività giudiziaria.
Il voto favorevole, quindi, non incide immediatamente sullo svolgimento dei processi (durata, esito e responsabilità dei magistrati) avvia solo una procedura di riorganizzazione istituzionale.
Votare NO: Significa respingere la riforma.
Il testo non entrerà in vigore e resterà valido l’attuale assetto fondato su: un’unica magistratura ordinaria; funzioni giudicanti e requirenti inserite nel medesimo ordine; un solo organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura.
La riforma approvata dal Parlamento resterà priva di effetti giuridici e non produrrà modifiche all’organizzazione vigente.
Il Parlamento potrà intervenire ancora? Sì, ma entro i limiti della Costituzione attuale.
È importante ricordare che il referendum riguarda l’intero impianto della legge costituzionale.
Non è possibile approvare o respingere singole parti: il voto è unico e complessivo, comprese le norme sull’ordinamento giurisdizionale e sull’istituzione della Corte disciplinare.
Per questo motivo è fondamentale comprendere il contenuto complessivo della riforma.
Concludendo il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo non riguarda una singola misura, ma un complesso di norme che ridefiniscono l’organizzazione interna della magistratura.
Restano invariati i principi costituzionali di: autonomia, indipendenza della magistratura, ma cambia il modo in cui tali principi vengono attuati, attraverso una diversa struttura delle carriere e degli organi di governo.

 

Related posts