“Dell’irragionevole ragione”, Ruggeri alla Comunità Ellenica: una riflessione critica sull’Occidente tra fede, guerra e verità

Si è svolto nell’ambito della Rassegna “I nostri giovedì”, l’incontro dedicato alla presentazione del volume di Giuseppe Ruggeri dal titolo  “Dell’irragionevole ragione Sguardi sull’Occidente” promosso dalla Comunità Ellenica dello Stretto, che si è confermata spazio stabile di confronto aperto alla cittadinanza, Ad aprire l’appuntamento è stato il prof. Daniele Macris, legato all’autore da un profondo sodalizio umano e culturale, come egli stesso ha sottolineato nel corso del suo intervento. Al centro della discussione il volume, nel quale Ruggeri ha proposto un’analisi critica delle dinamiche culturali, politiche e identitarie che hanno attraversato l’Occidente contemporaneo. Il testo ha affrontato i nodi della modernità, interrogandosi sulle contraddizioni di un modello che, pur fondato sulla razionalità, ha mostrato fragilità e tensioni profonde.

Il volume  è  una raccolta sintetica  di riflessioni critiche che hanno preso le mosse da quello che Macris ha definito il “dubbio di Auschwitz”, una ferita della storia contemporanea, ancora aperta, capace di interrogare radicalmente la coscienza occidentale. Da qui si è sviluppato un percorso che ha intrecciato teologia, politica e analisi socio-culturale.

Al centro della riflessione si è posto il contrasto tra l’annuncio dell’amore eterno di Dio e un’umanità che ha continuato a mostrarsi soggetta alle forze del male. Secondo Ruggeri, per “risorgere” sarebbe  necessario tornare alle radici cristiane dell’Europa, in un tempo in cui — ha osservato — si è arrivati perfino a provare imbarazzo nell’appendere un crocifisso.

Il libro ha affrontato anche il tema della guerra, indicata provocatoriamente come passaggio inevitabile verso la pace. In questo contesto è stata richiamata una nota affermazione di Papa Francesco, che parlò della NATO come di un’alleanza che «abbaia alle porte della Russia», espressione divenuta simbolo di una lettura critica dell’attuale scenario geopolitico. L’autore ha inoltre denunciato la condizione dell’Italia come “Stato satellite”, puntando il dito contro le scelte di spesa pubblica: i finanziamenti ai caccia F-35, ha sostenuto, avrebbero sottratto risorse a sanità, istruzione, formazione etc.

Ampio spazio è stato dedicato al tema della parola e della verità. Ruggeri ha descritto il presente come un “tempo della menzogna”, in cui il linguaggio, piegato alla mistificazione, è utilizzato come arma. Dire la verità, in un’epoca segnata dalla vergogna, è diventato un atto rischioso. Emblematico l’esempio del “mattone”: osservato solo dal prospetto frontale,  mostra una sola faccia — come nel caso del conflitto russo-ucraino — nascondendone altre e violando il dritto internazionale. Senza uno sguardo complessivo, continua, la realtà  rimane  parziale e manipolabile.

Il prof. Macris ha definito Ruggeri un autore lucido e intellettualmente libero, capace di usare, come diceva Carlo Levi, Le parole come pietre . E lo stesso Ruggeri, forte della sua esperienza giornalistica, non ha risparmiato critiche alla categoria, la libertà di stampa, ha concluso amaramente, è  rimasta più un principio proclamato che una realtà effettiva.

Nel suo intervento l’editore Franco Arcidiaco ha offerto al pubblico uno spunto per comprendere l’attuale tensione che attraversa la società e quindi l’intero saggio, citando una riflessione dello scrittore Milan Kundera, che si riporta integralmente: «Fino a qualche tempo fa i conservatori erano quelli che volevano conservare lo status quo. Ma improvvisamente lo status quo è entrato in movimento e scorre come un tapis roulant verso la modernità. Così anche i conservatori si muovono con esso. E i moderni veri sono costretti a essere antimodernisti». Una chiave interpretativa offerta al pubblico uno spunto per comprendere l’attuale tensione che attraversa l’intero saggio.

Le letture di alcuni brani del libro sono state curate da Giusy Perrone, che ha dato voce ai passaggi più significativi del libro.

Particolarmente significativo il luogo scelto per l’iniziativa: la sede della Comunità Ellenica di Viale San Martino 273, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Uno spazio che, da simbolo di illegalità, diventa oggi presidio di cultura e partecipazione civile.

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