La Sicilia attraversa una delle crisi idriche più vaste degli ultimi 25 anni, frutto di lunghi periodi di siccità e di precipitazioni discontinue.
Le piogge del 2025 hanno apportato un limitato sollievo, per cui la situazione resta critica a causa di problemi strutturali nella gestione e nelle infrastrutture idriche.
Nel marzo del 2025, secondo i dati della Regione, gli invasi siciliani registravano un incremento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Un segnale positivo, ma che non garantisce ancora la sicurezza del sistema idrico regionale, frenato da reti inefficienti, manutenzioni incomplete e limiti nella capacità di accumulo.
Molti bacini restano sotto le soglie di sicurezza: tra questi il Lago Garcia e la Diga Trinità, ormai quasi vuoti.
Nelle aree interne, dove gli invasi minori rappresentano spesso l’unica fonte per agricoltura e usi civili, diversi amministratori locali parlano di una situazione ormai insostenibile.
A complicare il quadro vi è un paradosso infrastrutturale: parte dell’acqua raccolta con le piogge viene rilasciata, perché alcuni invasi non sono collaudati per il riempimento massimo, con conseguente perdita di acqua.
In questo contesto si inserisce l’aggiornamento del Piano di tutela delle acque della Regione Siciliana, elaborato dall’Autorità di bacino della Presidenza.
Il documento punta a garantire l’equilibrio tra disponibilità e fabbisogni civili, agricoli e produttivi, tutelando al contempo la qualità delle acque e gli ecosistemi.
Eppure a dicembre 2025 la relazione della Corte dei Conti sul deficit idrico e sulle criticità infrastrutturali della Sicilia,boccia la strategia della Regione Siciliana sulla crisi idrica.
Sebbene la relazione non rientri in nessuna delle Orazioni di Cicerone – le Verrine (contro la corruzione) le Catilinarie (contro la congiura di Catilina) e le Filippiche (contro Marco Antonio), risulta comunque una bacchettata sulle mani del governo regionale.
Secondo quanto evidenziato dalla Corte dei conti, -che parla in termini numerici- a fronte di oltre 100 milioni di euro investiti per la realizzazione degli impianti e di più di 30 milioni di euro l’anno per la loro gestione, l’acqua prodotta dai dissalatori copre appena il 3,17 % del fabbisogno idrico regionale, percentuale destinata a salire solo al 5,28 % a regime.
La magistratura contabile ritiene che, rispetto ai costi sostenuti, non sono state dimostrate né l’efficienza né l’economicità della scelta, anche per la mancanza di un confronto con soluzioni alternative.
La Corte dei Conti non usa mezzi termini nel fotografare lo stato della gestione idrica. “È palese che, allo stato degli atti, su tutte le situazioni di grave inefficienza gestionale già accertate e segnalate dal Generale Jucci nella relazione conclusiva del 2000 (…) nessun significativo stato e/o livello di miglioramento qualitativo nella gestione dell’approvvigionamento primario e del ciclo idrico integrato risulta conseguito”.
Nel mirino finiscono criticità storiche come la realizzazione delle grandi dighe di Pietrarossa e Blufi e l’eliminazione delle perdite idriche nelle reti di adduzione.
Problemi già evidenziati oltre vent’anni fa e che, secondo la Corte, non hanno trovato soluzione né durante le successive gestioni emergenziali né nell’ambito della gestione amministrativa ordinaria. Anzi, il quadro sarebbe ulteriormente peggiorato!!!
La magistratura contabile parla infatti di “palesi peggioramenti complessivamente gravanti sul sistema idrico”.
Un giudizio severo che riaccende i riflettori su ritardi strutturali e mancate riforme in un settore esistenziale come quello dell’acqua, con ripercussioni dirette su cittadini, imprese e territori.
I dissalatori secondo i giudici, entrano in funzione solo per brevi periodi, nelle fasi più critiche dell’anno, quando la domanda di acqua aumenta e la disponibilità diminuisce. Per il resto del tempo rimangono in stand-by.
La relazione evidenzia come “non sia stata raggiunta un’adeguata e chiara evidenza” della convenienza dei dissalatori rispetto ad altre modalità di approvvigionamento.
“Accogliamo con attenzione le osservazioni della Corte dei conti che richiamano criticità strutturali maturate in oltre vent’anni e un quadro normativo che, in alcuni casi, ha generato una frammentazione delle competenze”.
Così il presidente della Regione Siciliana Schifani, ha commentato il referto della magistratura contabile, precisando che “da quasi due anni il mio governo è impegnato nella gestione dell’emergenza idrica”.
Il governatore ha rivendicato l’attivazione di oltre 200 milioni di euro, tra fondi regionali e nazionali, destinati all’emergenza, parallelamente, ha aggiunto, sono stati già attivati tre dissalatori pienamente operativi e ne sono stati programmati altri due a Palermo.
Quindi attualmente si hanno un totale complessivo 3 dissalatori per un Isola vasta come la Sicilia.
La magistratura contabile è infatti lapidaria nel dichiarare che:“i Dissalatori sono solo fonte marginale”.
