“I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette (trascurate), cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache” cit. di Plinio il Vecchio.
L’immenso complesso di strade lastricate, sicure realizzate dai Romani erano di circa 100.000 Km ed altri 200.000 Km di strade in terra battuta, larghe tra i 4 e i 6 metri le standard, quelle più grandi – che consentivano il passaggio di due carri – tra i 10 e i 14 metri, come le nostre attuali ferrovie a doppio binario o autostrade a doppia corsia.
Con il nome di Viae, venivano indicate le strade extraurbane che partivano da Roma, mentre le strade, Strata, (cioè fatte a strati) erano quelle all’interno di un centro abitato. I tempi per la realizzazione erano brevi.
La via Appia fu realizzata in circa 48 anni, raggiungendo Capua sul Tirreno e Brindisi su Adriatico.
La via Flaminia fu Costruita in un anno per collegare Roma al litorale adriatico.
Queste infrastrutture erano durature e rettilinee, in quanto scavavano una profonda trincea, riempita con quattro strati sovrapposti: pietre grosse, pietrisco e calce, ghiaia e sabbia e il pavimento superiore in lastre di pietra.
Se i lavori incontravano un ostacolo, rappresentato da massi o terreni montuosi, venivano realizzate delle gallerie, interamente scavate a mano. La costruzione dei collegamenti, quindi, non si fermava mai: le strade romane dovevano procedere dritte, senza intoppi o interruzioni –non si sospendevano i cantieri per ragioni di pignoramenti o per cambio di imprese!!!
Insomma erano vere e proprie autostrade dell’antichità, progettate per facilitare il rapido dispiegamento delle legioni, la riscossione delle tasse, il commercio di beni e la circolazione di persone, religioni e purtroppo malattie.
Oggi parleremmo di mobilità militare, commerciale e sostenibile.
Un recente studio pubblicato sulla rivista Scientifica Data (Nature), conferma che l’Impero Romano costruì circa 300.000 chilometri di strade, l’equivalente di sette giri completi del pianeta.
Dopo circa 2000 anni, la Sicilia terra degli antichi romani, oggi è una mappa di cantieri stradali, ferroviari incompleti e/o sospesi.
I lavori per il raddoppio della Ragusana, strada di collegamento tra la S.S. 514 “di Chiaramonte” con la S.S. 115 e lo svincolo della S.S. 194 “Ragusana”, procedono quasi a passo d’uomo.
Il progetto che prevede la realizzazione del collegamento autostradale Ragusa–Catania, per uno sviluppo complessivo di 68,6 km, oltre a una viabilità secondaria di 51,7 Km richiede un investimento complessivo è di 1 miliardo e 434 milioni di euro, è sotto il 20%.
La strada attraverserebbe 3 province, Catania, Siracusa e Ragusa. L’opera divisa in 4 lotti gestita dall’Anas ha appaltato i lavori a Webuild.
Il lotto n.1, che doveva essere ultimato il 17 dicembre del 2025, oggi è al 14,45% dei lavori.
Per il lotto n. 2 è stato realizzato solo il 26,34% dei lavori.
Il lotto n.3 è in fortissimo ritardo, comprende il tratto dallo svincolo n.5 “Grammichele” allo svincolo n. 8 “Francofonte” (escluso).
La data di ultimazione è il 18 gennaio 2027, ma sono stati realizzati appena il 3,13% delle opere, inoltre questo febbraio si segnalano ulteriori ritardi e disagi, per scioperi dei lavoratori dovuti al mancato pagamento degli stipendi.
Il lotto n. 4, che comprende il tratto dallo svincolo n. 8 “Francofonte” (compreso) allo svincolo della Ragusana (escluso), da ultimare il 17 giugno del 2026 è stato realizzato solo al 22,29%.
Non va meglio alla Sicilia orientale tra Catania e Messina. Una serie di lavori di manutenzione e riqualificazione, che coinvolgono l’autostrada A18 Messina-Catania, fondamentale arteria a pedaggio di 77 km gestita dal CAS.
Ma attenzione con la sigla A18 viene indicata anche la tratta autostradale Siracusa-Gela (sicilia Sud-Est), gestita sempre dal CAS, aperta solo fino a Modica e da lì a Gela ancora protagonisti assoluti i cantieri incompleti, non a caso la Codacons ha recentemente presentato un esposto in Procura per accertare eventuali responsabilità nella gestione dei lavori.
I tempi di percorrenza, che in passato si attestavano intorno ai 30 minuti, oggi si sono moltiplicati, arrivando in media tra un’ora e mezza e due ore.
A fine ottobre 2025, a tal proposito in ordine il lotto n. 9 Modica-Scicli, il consigliere Galifi delegato alla Viabilità per il Libero Consorzio Comunale di Ragusa scriveva a Roma e Palermo: “Rifinanziare l’opera è un atto di giustizia territoriale. Servono 500 milioni. L’obiettivo è chiaro: sbloccare il Lotto 9 Modica-Scicli dell’autostrada Siracusa-Gela, un’opera attualmente ferma in un limbo burocratico ed economico”.
Tale lotto è strategico perché è il perno di un sistema interconnesso che comprende: la Ragusa-Catania, i collegamenti verso Comiso e Vittoria, l’asse verso Gela.
Non è un paziente più sano la rete ferroviaria siciliana. La situazione dei cantieri ferroviari in vista del 2026 è segnata da una corsa contro il tempo, per il completamento delle opere PNRR e da ritardi che hanno costretto a una rimodulazione dei finanziamenti.
Sebbene il completamento definitivo della linea veloce sia previsto per il 2030, diverse tratte cruciali sono state spostate fuori dal PNRR, a causa dell’impossibilità di terminarle entro giugno 2026, perché è stato speso solo un 1/3 dei fondi PNRR destinati a tali infrastrutture.
Della tratta strategica Palermo-Catania-Messina corridoio TEN-T Scandinavia-Mediterraneo, con un investimento di oltre 13 miliardi di euro per circa 179 km, è stata inaugurata a ottobre 2025 solo una mini tratta Bicocca-Catenanuova circa 38 km.
La realtà ci restistuisce ancora altri numeri e altri tempi, la nuova linea ferroviaria Palermo-Catania-Messina registra lavori in ritardo alla ricerca d’acqua, operai e soldi, a questa si aggiunge la riqualificazione della circonvallazione di Palermo, il completamento della statale 640 Caltanissetta‑Agrigento, la Ragusana, le due A18 ed il Viadotto Himera II, tutti lontani dal fine lavori.
Eppure oggi per costruire linee ferroviarie non lavoriamo in manuale, usiamo mezzi specializzati per l’armamento (posa rotaie/traverse) e la gestione del ballast, tra cui treni di posa svano compattatrici, saldatrici di rotaie e motocarrelli. Si badi questi macchinari garantirebbero alta velocità!
La Sicilia tra governo regionale (Assessorato alle infrastrutture) e centrale (Ministero alle Infrastrutture) prevede opere tra strade, autostrade e ferrovie realizzabili per poco meno di 500 km, contro i 300 mila km degli antichi Romani!!!!!

