Messina città della musica e degli eventi: un ecosistema strategico tra sport, spettacolo e cultura. Basile: Messina non è più una città di passaggio. È diventata una destinazione

Si è svolta la conferenza stampa dedicata al percorso “Messina città della musica e degli eventi. Un ecosistema strategico tra sport, spettacolo e cultura”, momento di approfondimento e rendicontazione del cammino avviato nel 2018 e progressivamente trasformato in una strategia strutturata di sviluppo economico, turistico e occupazionale.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i principali eventi organizzati in città e le ricadute generate sul territorio, con particolare riferimento alla riqualificazione e riapertura di spazi per anni negati al pubblico e oggi pienamente inseriti nel circuito cittadino.
Ad aprire i lavori è stato Federico Basile: «Messina non è più una città di passaggio. È diventata una destinazione. Come ogni martedì abbiamo fatto il punto su un percorso di buona amministrazione che dal 2018, prima con Cateno De Luca e poi con la mia sindacatura, portiamo avanti con coerenza e visione. Nel 2018 fu lanciata la sfida di “Messina Città della Musica e degli Eventi”. Allora molti si chiedevano cosa significasse. Oggi la risposta è chiara: significa trasformare una città che si attraversava in una città che si sceglie. Abbiamo lavorato concretamente sulla riqualificazione di spazi abbandonati, come l’ex Sea Flight, sul miglioramento costante degli impianti sportivi e sull’adeguamento delle strutture agli standard necessari per ospitare eventi nazionali e internazionali. Solo dieci giorni fa abbiamo ospitato le Olimpiadi di calcio balilla olimpico e paralimpico, con oltre 500 presenze. Un appuntamento che ha coniugato sport, inclusione e comunità. Un grande evento non nasce con una semplice telefonata a un artista. Nasce da programmazione, sicurezza, volontari, forze dell’ordine, tecnici. Nasce da una città che lavora insieme.
Gli eventi generano investimenti, riqualificazione, lavoro e organizzazione. Creano sistema. Ed è questo sistema che oggi rende Messina una destinazione riconosciuta.»

A seguire è intervenuto l’assessore Finocchiaro, che ha spiegato:
«Nel 2018 l’amministrazione si è insediata trovando una situazione finanziaria drammatica. La priorità è stata il “Salva Messina”. Nonostante ciò, anche con risorse limitate e durante il Covid, abbiamo continuato a costruire percorsi culturali.
Proprio nel periodo della pandemia abbiamo compreso che il progetto non poteva essere una semplice programmazione di eventi, ma doveva diventare un volano economico. Nel confronto con l’Agenzia per la Coesione abbiamo chiarito che Messina non chiedeva fondi per spettacoli fine a sé stessi, ma per generare economie circolari e impatto sul tessuto produttivo.
Quando abbiamo avuto certezza delle risorse, la pianificazione è diventata strutturata.
Abbiamo intercettato grandi manifestazioni capaci di dare visibilità nazionale alla città: da MasterChef, che ha raccontato le nostre eccellenze a milioni di spettatori, alla partecipazione al Vinitaly con uno stand autonomo dedicato alle nostre DOC, e ancora le tante partecipazioni a trasmissioni per raccontare Messina attraverso sport, cultura e territorio.
Il successo non nasce per caso. Nasce da servizi, organizzazione e visione. Non si tratta di eventi isolati, ma di un percorso strutturato che continuerà, perché oggi Messina è una città che programma, investe e si racconta con consapevolezza.»

«Quando abbiamo iniziato questo percorso, ha spiegato Cateno De Luca, tra il 2018 e il 2021, noi vivevamo un sentimento particolare.
Era come il sentimento di un genitore sotto le feste, a Natale, che vede i propri figli esprimere desideri, anche semplici, anche banali, e non può permetterseli. Non riesce a dare una spiegazione, perché i bambini sono bambini. Quel sentimento di amarezza lo abbiamo vissuto noi in quegli anni. La città aveva infrastrutture, ma erano nelle condizioni che abbiamo definito della “non città”.
Quello che state vedendo oggi è la pietra miliare del passaggio dalla non città alla città. È la traduzione concreta di quella stella cometa che abbiamo sempre citato parlando di missione e di vocazione. Io ho deciso da sempre di poter essere ricordato come un modesto statista di territorio, di periferia. E cito sempre De Gasperi: il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista pensa alle future generazioni.
Noi abbiamo creato le condizioni. In una fase di deserto abbiamo programmato fondi che sarebbero stati gestiti da altri e abbiamo pensato al progetto “Messina Città della Musica”. Quando lo accennavamo, si rideva. Perché non si riusciva a fare neanche un concerto. Ma se ci fossimo fatti condizionare dal sentimento immediato, oggi Messina non sarebbe il baricentro di iniziative nazionali e internazionali.
Messina è stata fortunata. Dal 2018 ha avuto persone perbene che si sono assunte la responsabilità di osare e poi ha avuto la fortuna di avere Federico Basile e una squadra che hanno tradotto in azioni quei pensieri che allora sembravano impossibili.
Nel 2018 parlavamo di “Messina non città”. Messina era conosciuta per le baracche, per la munnizza, per il fallimento dei conti. Era citata come esempio negativo. Oggi ha una sua identità e un suo brand. In cinque anni siamo passati dalla non città a una città che si racconta con consapevolezza.
Non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti. È un dovere di onestà verso il lavoro fatto e verso i messinesi. Oggi, ha concluso De Luca, questo percorso continua con una persona perbene, onesta, laboriosa, che porta avanti la sua Missione Messina, ovvero Federico Basile.»

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