“Dopo il declino dei Lascuda si formarono due fazioni elettorali che non si distinguevano tra loro né per colore politico né per programmi. Sicché può quello che una volta capitò all’avvocato Cravotta.
All’avvocato avevano rubato le pecore. L’avvocato ne parlava con un tale che in città aveva incontrato.
Il tale dice -perché non si rivolge a Gaspare Lo Pinto? L’avvocato dice – ma mi sono rivolto ai carabinieri. E quello – Gaspare, in casi come questi, è meglio dei carabinieri.
L’avvocato dice – ma lo sa anche lui che le pecore me le hanno rubate, siamo amici, niente mi ha detto. Santo diavolo lei non mi vuole capire; gliele hanno rubate le pecore? quanto valevano, cento duecentomila? lei va da Gaspare e gli dice che sarebbe disposto a pagarne venticinque, cinquantamila; mi sa dire poi se le pecore non tornano.
Ma Gaspare è il sindaco del mio paese – dice l’avvocato. Lo so – conclude l’altro – da sindaco queste cose meglio gli riescono; amico degli amici è, se lo tenga buono.” (Dalle parrocchie di Regalpetra di Leonardo Sciascia)
La figura del sindaco rappresentata nel libro-denuncia è centrale per descrivere la corruzione, le dinamiche di potere e la tragica realtà politica della Sicilia del dopoguerra nelle variopinte amministrazioni comunali.
Da allora qualcosa è cambiato in Sicilia?
Di certo v’è che si terranno in 70 comuni siciliani domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026, le elezioni amministrative per eleggere i primi cittadini e i consigli comunali.
Di certo v’è che i candidati a primo cittadino di una amministrazione comunale piccola o grande che sia, dovrebbero corrispondere all’identikit di un sindaco perfetto ben diverso da quello raccontato da Sciascia.
La corruzione, le dinamiche di potere e la tragica realtà politica della Sicilia nelle amministrazioni comunali non si sono fermate al periodo storico del dopoguerra, al contrario come la cronaca giornalistica ha sempre raccontato accadono quotidianamente.
Dal 1991 al 2025 sono stati sciolti 396 Consigli comunali per infiltrazioni mafiose.
Tra il 2025 e l’inizio del 2026, diversi sindaci in Sicilia sono stati sfiduciati dai rispettivi consigli comunali, portando i comuni al commissariamento.
Un commissariamento comporta un rallentamento amministrativo, perché il commissario si limita alla “ordinaria amministrazione”, sospendendo progetti di sviluppo, opere pubbliche e decisioni fondamentali per la comunità.
Instabilità politica e incertezza: le sfiducie frequenti (spesso motivate da dinamiche politiche interne e non da cattiva gestione) creano un clima che disorienta i cittadini e allontana gli investitori, danneggiando l’economia locale.
Le lezioni anticipate comportano, infatti, notevoli spese per le casse comunali (e quindi per i contribuenti) e l’interruzione dei servizi essenziali, provocando spesso ritardi nella gestione dei rifiuti, delle manutenzioni e dei servizi sociali.
Eppure le leggi in materia di enti locali impongono altri criteri sia per la nomina che per la sfiducia, come il TUEL (Testo Unico degli Enti Locali), come il D.Lgs. 118/2011 in materia di contabilità degli enti locali, (FESR, FSE+, Horizon Europe, LIFE) destinati a innovazione, sostenibilità e coesione sociale e non ultimo il D.Lgs. 36/2023 (Nuovo Codice Appalti), che semplifica le procedure.
E allora l’identikit di un sindaco perfetto nel nuovo millennio qual’è?
Le caratteristiche principali del “primo cittadino” secondo quanto emerge da sondaggi, dibattiti politici e analisi sociologiche, non si limita solo: alla competenza amministrativa indicata dagli artt. 46 a 61 del TUEL, ma anche al possesso di un’ottima conoscenza del diritto amministrativo, del diritto degli enti locali, della contabilità, del codice degli appalti e delle tecniche di una corretta comunicazione.
Il sindaco ideale secondo il TUEL è un amministratore che garantisce l’unità amministrativa del Comune, sovrintende alla gestione finanziaria e al bilancio, assicura la sicurezza e l’ordine pubblico locale e promuove lo sviluppo della comunità.
Ma al di là degli aspetti tecnico-burocratici richiesti dalle leggi sopra citate, conta anche cosa chiedono i cittadini siciliani sui social per queste tornate amministrative: il “sindaco” deve incarnare, qualità umane, etiche, capacità di leadership. Il suo profilo umano, morale, civico richiede:
– Dialogo ed empatia, mossi da valori legati alla solidarietà e alla tutela dei diritti e delle minoranze;
– Capacità di passione ed umiltà, espressa da un linguaggio rispettoso, e facilmente comprensibile;
– Visione del futuro lungimirante e al contempo pragmatica;
– Consapevolezza della centralità dei temi ambientali e della urgenza della transizione ecologica;
– Capacità organizzative di coordinamento e di decentramento, in grado di mettere insieme una squadra, coraggiosa, coesa e preparata, che porti avanti le decisioni che potrebbero sembrare impopolari, come fa un direttore d’orchestra con i suoi orchestrali;
– Apertura al confronto e all’ascolto, in grado di intercettare i bisogni e le risorse provenienti dal territorio, finalizzate alla co-programmazione e alla co-progettazione;
– Capacità di digitalizzazione che portino efficienza, trasparenza e accessibilità dei servizi per diventare una Società 5.0
Da tale identikit dovrebbe uscire un uomo e/o una donna giusta. Ma cosa significa giusto?
Creonte nel discorso alla cittadinanza diceva “Se giusto è un uom nella sua casa, giusto se governa lo stato anche sarà; ma chi le leggi tracotante víola, e vuole ordini imporre a chi governa, mai non sarà che lode abbia da me. Ma chi dai cittadini eletto fu, nelle minime cose e nelle giuste obbedito esser deve ed in ogni altra.” (vv. 162-210 circa, dalla tragedia Antigone di Sofocle)
Quale che siano le scelte libere che ogni siciliano prenderà nel segreto della cabina elettorale il prossimo maggio 2026, speriamo che sia un Sindaco/a giusti e secondo identikit.
