Goethe sulla via per “Catina” tra mito e barocco

La seconda tappa del tour di Goethe prosegue con “catina” Catania (cratere) in riferimento al vulcano, fondata nel 729 a.C. dai greci di Naxos guidati da Evarco, sorge ai piedi dell’Etna, fondendo storia vulcanica e mitologia greca.

Il mito di Elidoro o Liotro, nobile catanese del 765 d.C. racconta: “Dopo aver fallito nel tentativo di diventare vescovo, si dedicò alla magia nera, creando con la lava dell’Etna un elefante capace di volare e, cavalcandolo seminò scompiglio tra i cittadini. Il vescovo Leone II, lo condannò al rogo, pietrificando l’elefante, la cui statua che sorregge un obelisco egiziano realizzata dal Vaccarini, oggi è in piazza del Duomo, come simbolo di protezione.”

L’amore tra la ninfa Gemma e il pastore Amaseno è oggetto di un altro mito: “Il dio Plutone, innamoratosi di Gemma, scatenò la gelosia di Proserpina, che trasformò la ninfa in fonte; gli dei trasformarono anche Amaseno e unirono le loro acque in un pozzo.”

Gammazita giovane fidanzata è la protagonista di un altro cuntu: “Avendo rifiutato le avances di un soldato francese fu da lui aggredita, presso il pozzo dove prendeva l’acqua, il giorno delle nozze, spingendola a gettarsi nell’abisso per preservare il suo onore.”

Il pozzo oggi vicino al Castello Ursino, presenta acque con sfumature rossastre, popolarmente attribuite al sangue della fanciulla.

Qualunque sia l’origine mitologica/leggendaria di Catania, essa custodisce la memoria nei suoi innumerevoli monumenti che rappresentano tappe obbligate nel nostro viaggio: la fontana dell’Amenano, posta all’ingresso del mercato del pesce, in marmo di Carrara rappresenta il fiume Amenano sotto forma di giovane che versa acqua, e che a causa dello scorrimento rapido crea un effetto simile a un lenzuolo, da qui il nome “acqua a linzolu“;

la fontana di Proserpina nei pressi del porto raffigura il ratto di Proserpina da parte di Plutone;

la fontana dei Sette Canali la più antica di Catania (1612) in piazza Alonzo di Benedetto, sopravvissuta al tremuoto del 1693, un restauro nel 2023 ne ha ripristinato la funzionalità, rendendola un punto di interesse storico-artistico.

Catina non è solo fontane, miti o leggende è anche sede di innumerevoli Palazzi Nobiliari di fascino architettonico tramandato nei secoli.

Castello Ursino costruito da Federico II di Svevia nel XIII secolo; maniero nel corso dei Vespri siciliani, fu sede del parlamento e, in seguito, residenza dei re di Sicilia della dinastia aragonese fra cui Federico III. Oggi è sede del Museo civico della città etnea.

Dopo il sisma del 1693, molti palazzi furono costruiti tra il XVII e il XX secolo, infatti, il centro storico è stato restaurato negli stili che andavano all’epoca: Barocco Siciliano, Rococò e il Liberty.

Impossibile elencarli tutti, molti meritano una visita: Palazzo Biscari dimora nobiliare costruito nel 1700, famoso per la sua architettura barocca e neo-classica e Palazzo dell’Università noto per la grande biblioteca che conserva più di 200.000 volumi.

Unico del XV è Palazzo Manganelli, appartenuto prima alla famiglia Tornabene poi a Don Alvaro Paternò, in stile tardo-barocco, possiede un notevole giardino pensile su due livelli che rendono questa struttura degna di visita.

Nel 1709 per volontà del conte e medico Niccolò Tezzano venne edificato Palazzo Tezzano, donato alla città per realizzare l’Ospedale di San Marco, utile a soccorrere i feriti nel post terremoto; ma nel 1837, a causa delle difficoltà economiche dell’ospedale, alcune sale andate in affitto divennero sede di altri importanti uffici.

Presente lungo la via Etnea, arteria principale della città, è Palazzo Minoriti, gioiello barocco anticamente sede del convento dei Chierici, ricostruito nel 1700 da Francesco Battaglia, a causa del sisma citato.

L’architetto polacco Ittar nel 1800 modificò il prospetto principale aggiungendo un secondo piano. Oggi è in parte sede della Prefettura di Catania e spesso luogo di eventi e mostre di artigianato, allestiti nei portici del suo chiostro, che è la perla del Palazzo.

Ancora Palazzo del Seminario dei Chierici e Palazzo degli Elefanti in Piazza Duomo; Palazzo Gioeni d’Angiò; Palazzo Mazzone e la Casa Museo Giovanni Verga, situata in via Sant’Anna, appartamento del XIX secolo di un palazzo nobiliare.

“Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all’orizzonte. Poi l’Etna si accese tutt’a un tratto d’oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri.” (da Di là del mare, Novelle rusticane di Verga).

Catina è dunque anche l’Etna o ‘A Muntagna, come la chiamano i catanesi, i cui miti sono stati raccontati nel nostro pezzo sul folklore siciliano del 28 marzo 2026.

Vulcano più alto d’Europa (oltre 3.300 m) e tra i più attivi al mondo, patrimonio Unesco dal 2013 è meta di sciatori ed escursionisti, offre la inusuale possibilità di sciare o camminare ammirando il mare.

In questo viaggio intrapreso sulle orme di Goethe rientra quale sosta dovuta il Parco dell’Etna con alcuni dei suoi borghi da Linguaglossa a Piedimonte Etneo, da Milo a Zafferana, da Trecastagni a Nicolosi e da Biancavilla sino ad Adrano.

Piedimonte Etneo, borgo del 1700, famoso per il vino e le chiese come la Chiesa Madre, quella di Sant’Ignazio, il panoramico Santuario di Santa Maria di Vena, il Convento dei Cappuccini e i suggestivi paesaggi della frazione Presa.

Camminando lungo la dorsale direzione sud, attraverso zone boschive con una veduta mozzafiato sorpassiamo Milo per ritrovarci alla porta di accesso al vulcano: Zafferana Etnea; che include paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico e percorsi per il tracking.

Tres Casti Agni cioè tre casti agnelli danno vita alla tradizione dei tre santi fratelli Alfio, Cirino e Filadelfo, martirizzati il 10 maggio 253 d.c. danno il nome a Trecastagni.

A pochi passi da tale borgo sulla strada per Biancavilla incrociamo Nicolosi: base ideale per visitare il resto del Parco dell’Etna, da qui parte la funivia che da 700 m. porta a quota 2500 m.

Niculosi è anche sede dell’antico Monastero di San Nicolò l’Arena, del Museo Vulcanologico, oltre che famosa per le produzioni locali come il vino Etna DOC, i funghi, i formaggi e i dolci tipici.

Completiamo la circumnavigazione di ‘A Muntagna giungendo ad Adrano le cui origini trovano la fonte, tanto nel mito, quanto nella storia millenaria.

I rinvenimenti sulla sponda del Simeto hanno portato alla luce la parte meridionale della città siculo-greca del VIII secolo a.C., i cui preziosi reperti sono custoditi nel Museoarcheologico, ospitato all’interno del castello normanno.

Le fonti storiche narrano che intorno al 400 a.C. il tiranno Dionigi il vecchio denominò la città Adranon, in onore del dio Adranos; anni dopo gli adraniti, favorendo Timoleonte, si guadagnarono la libertà, la quale durò fino all’arrivo del nuovo tiranno Agatocle.

Durante la II guerra punica, la città fu assediata dai romani e prese il nome di Hadranum.

Con la presenza normanno-sveva e aragonese diventò Adernò, nome che resisterà fino al 1929, quando, con decreto del governo la città si chiamò Adrano.

Secondo il mito, invece, il nome della città è legato alle origini indigene della Sicilia, che si intrecciano con le figure divine del dio-fuoco Adrano e della ninfa Etna/Talia.

Il tragico greco Eschilo nelle Etnee narra il mito dei gemelli Palici “figli della ninfa Etna, moglie di Adrano (dio del fuoco), ma amante di Zeus, che temendo l’ira di Era, li nascose nel sottosuolo. La nascita ipogea dei gemelli è associata al ribollire delle acque e agli spettacoli vulcanici dell’Etna. I Palici vengono spesso descritti come divinità dei geyser o fonti calde della piana di Catania.

Restando nel mito continuiamo il nostro percorso con la costa dei Ciclopi, ottima rotta nautica da diporto, per conoscere borghi marinari quali Aci Castello e Acireale; famosa per il suggestivo Castello Normanno alto su un promontorio di roccia lavica, Aci Castello è celebre anche per essere il cuore della “Riviera dei Ciclopi”.

La riviera, legata al mito greco di Aci e Galatea (vedesi nostro articolo del 28 marzo 2026) è nota per il pittoresco borgo marinaro di Aci Trezza cornice dei Malavoglia.

Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole (da I Malavoglia di Verga)

Ultima tappa nautica: Acireale che oltre alla sua particolare posizione su di un altopiano lavico è famosa per il Carnevale considerato uno dei più belli di Sicilia e d’Italia.

La sua celebrazione risale al XVI secolo e prevede la sfilata lungo le vie del paese di carri allegorici in cartapesta e di carri infiorati, si conclude il Martedì Grasso con la premiazione dei carri, con i fuochi d’artificio e il rogo del Re Carnevale.

Il viaggio prosegue ancora tra le pianure assolate sino a Mineo paese natale dell’altro verista Luigi Capuana per ammirane la casa-museo e poi verso Belpasso situata al limitare del parco eteneo, è sede della casa natale del commediografo Nino Martoglio.

Procedendo verso sud a 60 km circa, la nostra terza tappa sarà nella patria di Eschilo (Siracusa) che Goethe non ebbe mai la fortuna di vedere….

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