Avventure magiche della Sicilia sud-ovest: tra majare e truvature di lì Castella affatturati

 

Siamo ormai in viaggio da 14 giorni, direzione Ragusa, lungo la strada, il primo comune che incontriamo è Ispica: “Una misteriosa figura femminile (n.d.a. Saraghina), seguendo le indicazioni degli astri, parte dall’Oriente insieme ad Ulisse e approda in Sicilia, a Punta Ciriga. Qui, Ecate (dea della magia) e le ninfe di Demetra (dea greca dell’agricoltura) – la introdurranno ai misteri della natura e all’uso curativo delle piante. Si recherà poi, nel luogo designato dalle Pleiadi (le 7 ninfe trasformate da Zeus in stelle per sfuggire al cacciatore Orione) a Cava d’Ispica, per la fondazione di una nuova città. Saranno le donne ad avvicinarsi alla straniera e ad apprendere da lei le arti mediche. Così le “majare” (maghe) diventano medichesse, mentre Saraghina, alla fine della sua vita verrà sepolta nel luogo in cui era sbarcata, difronte all’Oriente, affinchè continui a fare da ponte tra Oriente e Occidente, tra la sapienza del Cielo e quella della Terra.”

Questa sarà pure la leggenda della fondazione di Ispica, ma per noi turisti, di reale c’è il centro urbano, che sorge su una collina detta “Calandra”; ricostruito nel 1700 a causa del sisma del 1693, merita una visita per i suoi monumenti: la Basilica di Santa Maria Maggiore; il Loggiato del Sinatra con struttura semiliellittica, che con 26 aperture si ispira al colonnato del Bernini a San Pietro.

Ancora la chiesa madre di Ispica dedicata San Bartolomeo, che si affaccia sulla piazza dell’Unità d’Italia vicino la torre dell’orologio; il Palazzo Bruno di Belmonte, attuale Municipio considerato tra i più interessanti edifici Liberty della Sicilia, opera del celebre architetto Ernesto Basile.

L’itinerario in centro si conclude con il santuario e il convento del Carmine, situati nel quartiere di Cozzo Carmine, risalgono entrambi al 1534, ma furono ricostruiti dopo il terremoto, grazie al marchese Statella. Il santuario dal 1985 è dedicato alla Madonna del Carmelo, patrona della città.

Ispica, però, è anche natura e la sua vis (forza) si esprime nella Cava, un canyon naturale di circa 13 km, scavato dal fiume Busaitone.

Luogo di grande interesse archeologico, storico e culturale, esso ospita numerose grotte: la Grotta dei Santi, con affreschi bizantini del IX-X secolo; la Grotta della Signora, con resti di un villaggio preistorico; la Necropoli di Baravitalla, con tombe rupestri di epoca sicana e greca.

All’imboccatura della Cava di Ispica troviamo il parco archeologico della Forza o il “Fortilitium d’Ispica”, dove sulla spianata dello sperone roccioso nacque l’antica Ispra, chiamata dai romani “Ispicae Fundus” e nel medioevo Spaccaforno.

Lasciando Ispica arriviamo sulla “terrazza” delle coste della Sicilia sud orientale: Pozzallo, che ha ottenuto per ben 14 volte consecutive la Bandiera Blu. Le sue origini medievali la rendono custode di un notevole patrimonio storico-culturale: tra i quali la Torre Cabrera, fortezza del sistema difensivo delle coste siciliane.

Resti di una necropoli preistorica “a forno” (3200-2200 a.C.), testimoniano l’origine antichissima di Muòrica. Essa, secondo gli storici greci Ellanico e Filisto, fu successivamente abitata 80 anni prima della guerra di Troia, dai Sicani e poi dai Siculi.

Subì l’influenza dalla cultura greca prendendo il nome Motyca o Mutyce dal mito dell’eroe Ercole, che affonda le sue radici nella decima delle sue dodici fatiche: la conquista dei buoi rossi del gigante Gerione. “Dopo aver sconfitto Gerione in Spagna, Ercole si diresse verso la Grecia portando la mandria come trofeo. Durante il viaggio di ritorno, giunse in Sicilia e alcuni buoi gli furono rubati. Una donna, di nome Mozia, gli indicò i luoghi in cui il bestiame era stato nascosto. Per ringraziarla, Ercole decise di fondare tre città, chiamandole tutte “Mozia” in suo onore”. Un elemento a supporto di questo legame è il ritrovamento, nel 1967, della famosa statuetta in bronzo dell’Ercole di Cafeo, un pezzo pregiato che testimonia il culto del semidio nella zona.

Oggi Modica divisa tra Modica Alta e quella Bassa è una città multistrato, con gli edifici che crescono su entrambi i lati della collina, che separa due torrenti.

L’immagine simbolo della città sono le abitazioni addossate le une alle altre, costruite sfruttando le naturali cavità della roccia, con un effetto “Matera” in chiave sicula.

I suoi splendidi edifici barocchi (Patrimonio dell’Umanità Unesco), costituiscono il centro di Modica; vederli ed enumerarli tutti risulta arduo e perciò ne citeremo solo alcuni: il Duomo di San Giorgio, un capolavoro rococò posto in cima ad una monumentale scalinata di 260 gradini; la Chiesa di San Pietro, situato lungo il corso principale nella Città Bassa e sovrastata dalla Rocca del Castello dei Conti.

“Nella città alta di terrazzi e di chiese del Seicento, aerea di visioni esatte dei paesi e dei mari, della scienza e dell’arte” (citazione del premio Nobel Salvatore Quasimodo). Nelle stanze arredate in stile primo Novecento, del Museo-Casa natale di Quasimodo, risuona la voce enfatica, nasale e altisonante, del poeta, che decanta le proprie poesie.

Per sostare a Modica c’è un altro motivo “dolce”, raccontato dal Museo del Cioccolato. Il suo particolarissimo cioccolato, ottenuto senza aggiunta di burro di cacao, costituisce una eccellenza della produzione dolciaria non solo italiana, ma mondiale (IGP).

Nella borgata di Punta Secca del comune di Croce Camerine ammiriamo il Faro, Torre Scalambri e la cosiddetta Casa di Montalbano”, resa famosa dalla TV.

A circa 25 km da Marina di Modica troviamo la perla del Barocco siciliano patrimonio Unesco: Ragusa. La città, è divisa in due anime: una antica (Ragusa Ibla) e una recente (Ragusa Superiore).

Nel centro del nuovo abitato, si innalza la grande cattedrale barocca di San Giovanni Battista, al di sopra di una balaustra settecentesca che cinge il terrazzo del sagrato.

Accanto: il Collegio di Maria Addolorata o chiesa della Badia, sul fianco sinistro il convento collegato alla chiesa, poi utilizzato come tribunale e infine come sede universitaria.

A un paio di vie dalla cattedrale sorge il teatro della Concordia, la cui costruzione, terminata nel 1844, venne finanziata dalle 14 famiglie più abbienti della città, il nome è un omaggio all’accordo trovato tra le stesse, ed è stato definito il piccolo San Carlo (come il celebre teatro napoletano).

Al pian terreno sono presenti cinque porte, sovrastate da un balcone barocco con tre porte finestre e, ancora al di sopra di esse, 3 mezzi busti raffiguranti Vittorio Alfieri, Vincenzo Bellini e Carlo Goldoni. Oggi questo teatro che per lungo tempo è stato il più importante di Ragusa, ha calato il sipario.

Tra le vie del centro altri suggestivi edifici: Palazzo Zacco, del 1750, lega il suo nome alla famiglia omonima. Sul corso Italia sorge Palazzo Bertini, voluto a fine settecento da Don Salvatore Floridia. Parte interessante dell’edificio sono gli antichi ingressi del pianterreno che nelle loro chiavi d’arco incastonano tre mascheroni raffiguranti: il mendicante, coperto di stracci, dal viso deformato da un grande naso e da una bocca sdentata; il nobile, dallo sguardo austero, coperto da elegante cappello piumato; l’uomo dell’oriente, con viso paffuto e grande turbante.

Scendendo verso la parte bassa, la chiesa di Santa Maria alle Scale (1250) è la più antica della città. Nonostante il rovinoso tremuoto del 1693, conserva alcuni resti antecedenti, come un’intera navata interna. Nel 1500 venne rifatta in forme rinascimentali e dotata di una grande pala in terracotta raffigurante la Dormitio Virginis, affiancata da due cappelle intagliate a tralci di vite, ad animali, a draghi e ad altri personaggi del gotico siciliano del 1400. Al di sotto del campanile esiste un ulteriore cappella, che conserva la fonte battesimale del 1552 scolpita in un unico blocco di pietra.

Una ripida scalinata ci conduce all’ingresso della chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio, con il quadro raffigurante le Anime Purganti, che dà il nome alla chiesa.

Nel quartiere ebraico di Ibla sorge la chiesa di Santa Maria dell’Itria, appartenente alla Commenda dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e inizialmente titolata al Santo Vescovo Giuliano.

Nascosto tra i vicoli intorno, l’impatto visivo di palazzo della Cancelleria, con la sua facciata stretta e alta. A pochi passi voluto dal barone Cosentini c’è il Palazzo omonimo, in una posizione strategica perchè da qui si dipartono due vie importanti: la Salita Commendatore che collegava la parte bassa della città con il quartiere superiore, e la strada San Rocco che collegava alle trazzere che portavano fuori città. Il balcone che dà sulla salita Commendatore è sorretto da 5 mensole con i mascaruna i l’Archi, ovvero 5 mascheroni grotteschi, che tengono in bocca animali simbolici, tra cui la serpe e lo scorpione.

Risalendo a Ibla, fiancheggeremo palazzo Sortino Trono, costruito nel 1750 al di sopra di alcune case appartenenti alla propria famiglia e sulle mura dell’antico castello di Ragusa.

Otto balconi sorretti da mensole in pietra raffiguranti immagini antropomorfe adornano il Palazzo La Rocca del 1765 circa.

Sulla piazza oblunga del Duomo di Ragusa Ibla sorgono altri palazzi storici, come il Caffè dei Cavalieri o circolo della conversazione del 1860.

Il Palazzo Arezzo di Donnafugata sede di rappresentanza del barone costituisce la residenza nobiliare più prestigiosa di Ibla. Impossibile descriverlo nei dettagli, vale una visita, cosi come a poca distanza Palazzo Arezzo di Trifiletti del 1600, che venne ripreso dopo il sisma, completato nella metà dell’ottocento e ad oggi ancora residenza della famiglia. E’ possibile visitarne gli interni attraverso una visita guidata condotta da una discedente.

La barocca Piazza Pola è una delle più interessanti della città. A pochi metri il portale di San Giorgio è ciò che rimane della chiesa medievale (1100).

Nell’interland di Ragusa: Comiso il cui cuore ospita il Palazzo comunale e al centro di esso una statua della dea Diana. Da non perdere ancora il Castello, ex castrum romanum, poi bizantino e, infine, nel 1400 dimora signorile.

Nel 1607 la contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera ha voluto sviluppare l’area occidentale dell’antica Contea di Modica, fondando cosi la città di Vittoria e dando il via per i lavori di costruzione del Castello con gli annessi magazzini; dei mulini, della chiesa di San Giovanni Battista e delle abitazioni dei funzionari.

Dopo i danni del terremoto, il castello fu ricostruito e nel 1832 divenne carcere fino al 1950. Oggi l’intero complesso è stato trasformato in Museo Civico Polivalente, che ospita una pinacoteca, pannelli storiografici e macchinari teatrali per effetti speciali. Per consultare l’elenco dei palazzi liberty concentrati lungo via Cavour, una delle strade principali di Vittoria, è stato creato un sito internet.

Il corso principale di Vittoria era “via Teatro” in passato detta “a strata a lumi”, per le luminarie storiche realizzate in occasione di feste e celebrazioni; lungo di essa s’incontrano palazzi storici tra cui Palazzo Cancellieri, associato alla memoria dei Pozzi di Cancellieri, antica fonte d’acqua della città.

Ad Acate da non perdere: Le storiche cantine, la Chiesa Madre San Nicola di Bari e il maestoso Castello dei Principi di Biscari contenete nei sotteranei un leggendario tesoro protetto da un incantesimo, che pietrifica chiunque vi si avventuri.

Il c.d. “Balcone di Sicilia”, Chiaramonte Gulfi, per la sua posizione panoramica sui Monti Iblei, offre una vista che spazia dall’Etna al Golfo di Gela. Il “Balcone” ospita ben 8 musei tra cui quello dell’Olio, degli Strumenti Etnico Musicali e la Casa Museo Liberty.

Lungo la via Selinuntina attraverso l’antica Trasversale Sicula si giunge a Giarratana: il quartiere “U Cuozzu” è il nucleo più caratteristico del paese, mentre il sito di Terravecchia, composto da ruderi medievali offre un affascinante percorso archeologico.

Nel cuore dei monti Iblei attraversiamo un piccolo Eden di montagna: Monterosso Almo, che conserva senza contaminazioni l’atmosfera della Sicilia rurale. Il silenzio ci accompagna per i suoi vicoli acciottolati e le sue piazze che si aprono all’improvviso sul paesaggio circostante

Tra circa un’ora arriveremo nella nostra quinta tappa: Enna…..

 

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