Dal Crezi Plus alla Zisa fino al Cortile Murgo di Catania, quattro giorni di conference musicale hanno chiuso un capitolo e confermato una direzione: la Sicilia ha trovato la sua voce nell’industria musicale europea, e non ha intenzione di abbassarla.
C’è un momento, nel sabato pomeriggio di una conferenza musicale, in cui il programma stampato non serve più a niente. Al Gammazita di Catania, nell’ultima giornata della quinta Sicily Music Conference, qualcuno stava ancora cercando di capire se la sessione di speed meeting con DICE fosse davvero terminata o se ci fosse ancora un posto libero, mentre pochi isolati di distanza le band si preparavano per i soundcheck serali. Il tutto con quella calma che certi posti sanno fare: non lentezza, ma qualcosa di diverso — una capacità di stare nel caos senza che diventi panico.
La SMC, come la chiamano ormai tutti quelli che ci tornano, ha chiuso il 16 maggio la sua quinta edizione con una sensazione di solidità che le prime edizioni non avevano ancora. Non è un evento che si è inventato una formula e se ne è andato. È un evento che ci ha lavorato sopra, anno dopo anno, e si vede.
Era il 2022 quando Federica Ceppa, Giulio Castronovo, Dario Caretto ed Enrico Cantaro hanno aperto i Cantieri Culturali alla Zisa a qualcosa che non esisteva ancora in Sicilia: una conferenza musicale internazionale. Non un festival, non una rassegna — qualcosa che mettesse intorno allo stesso tavolo artisti emergenti, operatori del settore, booking agent, giornalisti, produttori. L’idea che l’isola potesse essere un luogo in cui si discute il futuro della musica, e non solo un posto dove la musica arriva da altrove, aveva una sua carica volutamente provocatoria. Cinque anni dopo, quella provocazione ha trovato una forma riconoscibile.
L’edizione 2026 si è svolta tra il 13 e il 16 maggio, con i primi due giorni a Palermo — Crezi Plus, Spazio Franco, Punk Funk — e gli ultimi due a Catania, dove il Cortile Murgo, Frequenza, Gammazita e l’Easy Bistrot – Disco Mercato hanno ospitato la seconda metà del programma. La struttura bipolare Palermo–Catania, che all’inizio sembrava quasi una mediazione diplomatica tra le due anime dell’isola, è diventata col tempo uno dei punti di forza veri dell’evento: due giorni in una città non bastano a esaurirsi, e il cambio di scenario al giovedì resetta l’attenzione.
“In questi cinque anni abbiamo capito che in Sicilia c’è una grande voglia di crescere professionalmente.”
Federica Ceppa — Co-founder e curatrice, Sicily Music Conference
Il programma 2026 ha puntato su due assi chiari. Il primo riguarda la sostenibilità — economica, sociale, ambientale — con i workshop conclusivi della Rete dei Festival Sostenibili, progetto supportato dalla Regione Sicilia che dovrebbe tradursi in green corner concreti nei festival aderenti. Il secondo, meno istituzionale ma forse più urgente, riguarda la musica come “urgenza espressiva”: un’idea che suona quasi manifesto, ma che nei panel e nei workshop ha trovato declinazioni più specifiche di quanto ci si aspettasse.
Il workshop Beat & Trauma, tenuto da Sarafine insieme a Damir Ivic e Pisk, è probabilmente quello che rimarrà più impresso a chi era al Crezi Plus mercoledì mattina. Lavorare sul rapporto tra suono, corpo ed emozioni in un contesto professionale — non terapeutico — è il tipo di approccio che sposta le coordinate. Dall’altra parte c’era Quando la fantasia diventa realtà, con i set designer Matteo Oioli e Dario Bruno, sviluppato insieme all’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Il fatto che un’istituzione accademica sia entrata quest’anno nel cerchio dei partner non è un dettaglio trascurabile: dice qualcosa sul tipo di legittimazione che la SMC sta costruendo, lentamente ma con una certa coerenza.
A Catania il focus sul giornalismo musicale affidato a Silvia Danielli — co-direttrice di Billboard Italia — e Marta Blumi ha sollevato le questioni giuste nel momento giusto: linguaggi che cambiano, algoritmi che selezionano, il problema di scrivere di musica in un’epoca in cui la distribuzione del testo è più veloce del fatto che racconta. Accanto a questo, Francesca Robbiati (Cerimonie Olimpiche) e Valentina Dalla Piazza hanno portato l’esperienza dei grandi eventi internazionali in un panel — Grandi eventi, grandi donne — che ha avuto il coraggio di non fermarsi alla rappresentanza e di andare dentro la concretezza del project management.
L’incontro che ha fatto più rumore, almeno nelle conversazioni dei corridoi, è stato Catania-Milano un legame indissolubile: Silvia Danielli e Rob, vincitrice di X Factor 2025 originaria di Trecastagni, performer della Cerimonia di Milano Cortina. Due traiettorie che si sono incrociate su un palco catanese per ragionare su cosa vuol dire venire dalla Sicilia e costruire una carriera che guarda fuori dall’isola senza fingere che l’isola non esista. Una conversazione concreta, autobiografica, lontana dalla retorica della “fuga dei cervelli” che di solito amazza il dibattito.
Gli showcase sono stati, come sempre, il motore visibile dell’evento. La selezione finale — diciassette artisti in showcase più una quota di italiani con etichetta “Ready To Export” — è stata affidata a una giuria internazionale che comprende Mark Bona del Sziget Festival e Ingrid Kohtla, responsabile del programma alla Tallinn Music Week, oltre a Paola Cacciarelli di Amazon Italy e Katia Giampaolo dell’Estragon di Bologna. Non è una giuria di facciata: sono persone che hanno il potere di aprire porte reali. La line up ha coperto geografie e generi molto diversi tra loro: dall’Albania di Shkodra Elektronike all’Austria di Lucy Dreams, dagli Stati Uniti di Madame Gandhi — che ha tenuto una performance in esclusiva per la SMC — fino alla Sicilia con Scaramuzza, Frego, Aura, Roberta Gulisano, Edy, Luisiana, Nuhara e Claudio Covato, e ancora Rossana De Pace dalla Puglia, Emilya ndMe dalla Liguria, Gold Mass dalla Toscana, Te Quiero Euridice dall’Emilia Romagna, Diniche dalla Campania e Celeste Caramanna, tra Italia e UK. A completare il programma live, i dj set: a Palermo il vinyl set di Marwan Hawash con Rabea Sliman dalla Palestina, a Catania Pisk b2b Angelo Sicurella con Jupitero dall’India e Fizzie Gillespie dall’UK. Una mappa sonora che dice molto su dove la SMC vuole guardare.
Gli artisti selezionati non ricevono un cachet, ma vengono accolti con supporto tecnico, ospitalità, trasferimenti locali e catering. Il modello — comune a quasi tutte le conference-showcase europee — punta sull’opportunità di suonare davanti a operatori e festival internazionali come valore in sé: una scommessa che per molti degli artisti presenti questa settimana ha già prodotto contatti concreti.
L’ultimo giorno ha portato qualcosa di insolito per una conferenza musicale: la politica, quella vera. Al CUT — Centro Universitario Teatrale di Catania — si è tenuto il 16 maggio il panel Musica popolare contemporanea nei luoghi dell’identità: eventi, territorio e nuovi pubblici, moderato da Federica Ceppa e promosso con Puntoeacapo e Assoconcerti. Intorno al tavolo, il Sindaco di Catania Enrico Trantino, il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno e il Sottosegretario al Ministero della Cultura Giampiero Cannella. Non capita spesso che una conferenza musicale indipendente riesca a portare tre figure istituzionali di quel peso in sala, e il fatto che ci siano stati racconta qualcosa di importante sul credito che la SMC si è guadagnato in cinque anni.
“Festival e grandi eventi generano circa 100 milioni di euro l’anno a livello nazionale — oltre 30 milioni solo a Catania e provincia.”
Dario Pistorio — Vicepresidente Vicario Confcommercio Catania
I numeri li ha portati Dario Pistorio di Confcommercio Catania: festival e grandi eventi valgono circa cento milioni di euro all’anno a livello nazionale, con oltre trenta milioni concentrati solo a Catania e provincia. Alessandro Bellucci di Assoconcerti ha annunciato che nel 2026 la Sicilia sarà al centro di uno studio sull’incidenza del turismo musicale sull’economia del territorio — uno di quegli strumenti che, se usati bene, possono dare ad associazioni e organizzatori argomenti concreti quando parlano con sindaci e assessori. Nuccio La Ferlita di Puntoeacapo ha auspicato tavoli permanenti tra pubblico e privato. Giulio Castronovo, tra i fondatori della SMC, ha ribadito la necessità di internazionalizzare ulteriormente la scena siciliana attraverso la musica dal vivo, come la conference ha cercato di fare presentandosi negli ultimi anni a WOMEX, Eurosonic, Athens Music Week, Babel XP e Tallinn Music Week.
Il brunch del sabato all’Easy Bistrot ha chiuso l’edizione nel modo migliore possibile: con quella leggerezza informale in cui i biglietti da visita spariscono e le conversazioni diventano vere. Meno formale di una tavola rotonda, meno urgente di uno showcase, è il momento in cui quello che è successo nei quattro giorni precedenti comincia a sedimentarsi — e spesso è lì che nascono le collaborazioni, le idee, i contatti che poi portano da qualche parte.
La SMC chiude la sua quinta edizione con una chiarezza di direzione che non aveva ancora nelle prime. Ha una rete, ha una giuria internazionale credibile, ha portato istituzioni e industria a sedersi insieme, ha dato un palco a un’Italia musicale che spesso fatica a farsi sentire oltre i propri confini regionali. E ha dimostrato che la Sicilia — Palermo e Catania insieme, non l’una contro l’altra — può essere un hub mediterraneo della musica contemporanea. Non è una promessa, è già qualcosa che esiste. Quello che verrà dopo sarà ancora più interessante da raccontare.
