La Corte di Cassazione ha annullato le condanne per diffamazione pronunciate nei confronti di Cateno De Luca nell’ambito del procedimento relativo alle dichiarazioni rese nei confronti dell’ex procuratore generale di Messina, Vincenzo Barbaro. Lo rende noto l’avvocato Carlo Taormina, difensore del leader di Sud chiama Nord, attraverso un comunicato stampa.
Secondo quanto riferito dalla difesa, la Suprema Corte ha disposto il rinvio del procedimento alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà riesaminare la vicenda attenendosi ai principi di diritto enunciati nella sentenza di Cassazione.
Il procedimento trae origine dalle accuse di diffamazione mosse nei confronti di De Luca per alcune dichiarazioni pubbliche con cui l’allora sindaco di Messina aveva contestato l’operato del magistrato Vincenzo Barbaro, sostenendo di essere stato vittima di una persecuzione giudiziaria attraverso una serie di procedimenti penali poi conclusisi con proscioglimenti. Tra gli argomenti affrontati anche vicende riguardanti il figlio del magistrato e la partecipazione ad aste giudiziarie presso il Tribunale di Messina.
Nel comunicato, la difesa evidenzia che la Cassazione avrebbe riconosciuto il diritto di critica esercitato da De Luca, ritenendo che le sue dichiarazioni si inserissero nella reazione a vicende di interesse pubblico e che, nei confronti di un magistrato, il limite della critica politica e istituzionale possa essere più ampio, purché fondato su fatti ritenuti veri e di interesse generale.
L’avvocato Taormina richiama inoltre un principio che, secondo la lettura della sentenza fornita dalla difesa, la Suprema Corte avrebbe ribadito: chi esercita funzioni pubbliche di particolare rilievo, come i magistrati, deve tollerare un livello di critica più intenso rispetto a quello riservato ai comuni cittadini, soprattutto quando il confronto riguarda temi di rilevanza istituzionale.
Nel comunicato vengono inoltre richiamati gli arresti subiti da De Luca negli anni passati, definiti dalla difesa come modalità “vessatorie”, sostenendo che proprio tali circostanze avrebbero giustificato la durezza delle dichiarazioni contestate.
La vicenda processuale non si conclude con la decisione della Cassazione. Sarà ora la Corte d’Appello di Reggio Calabria a riesaminare il caso, uniformandosi ai principi indicati dalla Suprema Corte.
