«Desidero esprimere il mio apprezzamento non solo per il contenuto della relazione della Commissione Antimafia, ma anche per il metodo di lavoro impresso dal presidente Antonello Cracolici, che ha scelto di aprire la Commissione al territorio. È un’innovazione importante perché troppo spesso questo Parlamento non vive la quotidianità e finisce per approvare norme che, nella loro concreta attuazione, non producono i risultati sperati».
Lo dichiara il leader di Sud Chiama Nord, Cateno De Luca, intervenendo all’Assemblea Regionale Siciliana nel dibattito sulla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia.
«Esiste anche quello che definiamo un “pizzo legalizzato” , imposto ai cittadini e agli imprenditori attraverso un’organizzazione della pubblica amministrazione che troppo spesso non è incentrata sui principi di efficienza, efficacia, trasparenza, economicità e flessibilità. È su questo terreno che sono stati costruiti percorsi e carriere poi sfociati in inchieste giudiziarie, mettendo in evidenza un fattore corruttivo che, molto spesso, dipende anche dalle norme approvate da questo Parlamento».
De Luca ha quindi richiamato il ruolo della politica e della pubblica amministrazione nella prevenzione della corruzione.
«Non contano le parole ma le opere. Per un Parlamento sono le leggi che approva, per chi governa sono le azioni che mette in campo per garantire una pubblica amministrazione realmente terza. Da sindaco mi sono trovato più volte davanti a quella che definisco la “mela del peccato”: situazioni nelle quali qualche dirigente prova a creare una sintonia impropria. È proprio in quei momenti che fanno la differenza la statura morale e l’autorevolezza di chi ricopre un ruolo pubblico».
«Ma tutto dipende anche dai sistemi di controllo. Fino a quando avremo una pubblica amministrazione piegata alle raccomandazioni e alle coperture di chi governa, non potremo mai raggiungere quegli obiettivi di efficienza e imparzialità che i cittadini hanno il diritto di pretendere».
Il leader di Sud Chiama Nord ha condiviso anche la proposta di istituire il 10 gennaio, in ricordo di Libero Grassi, come Giornata nazionale contro il racket.
«Chi ha denunciato il pizzo rappresenta un esempio per tutti coloro che amministrano la cosa pubblica. Sono comportamenti che devono guidare ogni giorno l’azione di chi governa».
Infine De Luca ha ricordato che nel progetto del Governo di Liberazione della Sicilia è previsto un Assessorato alla Sicurezza e alla Lotta alle Mafie, articolato in due dipartimenti dedicati alla sicurezza urbana e del lavoro e al contrasto di racket, usura, crimini informatici e terrorismo.
«La politica ha il dovere di mettere in campo strategie di prevenzione, rompendo il cordone ombelicale che troppo spesso lega la ricerca del consenso allo sviamento della funzione della pubblica amministrazione. Allo stesso tempo deve fare un passo indietro rispetto all’azione della magistratura, che deve poter lavorare con autonomia e con la necessaria celerità. Lo affermo anche alla luce della mia esperienza personale: ho dovuto attendere quasi quindici anni perché la Cassazione certificasse definitivamente la mia innocenza. Chi svolge un ruolo politico deve creare gli strumenti per prevenire questi fenomeni; chi amministra la giustizia deve poter svolgere fino in fondo il proprio compito. Solo così, nel rispetto dei reciproci ruoli, si tutela davvero il bene comune».
